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Salomè trionfa a Salisburgo tra sontuose scenografie “Made in Italy”

Intervista al Direttore Tecnico del Festival Andreas Zechner.

“Opera d’arte” per il quotidiano francese Le Figaro è “splendida ed inquietante” per il Financial Times. La “Salomè” messa in scena dal regista italiano Romeo Castellucci, al Festival di Salisburgo 2018, è stata una delle produzioni più riuscite degli ultimi anni con una messa in scena sontuosa, controversa, ricca di immagini forti e introspettive, quasi psicoanalitica. Era dal 1905 che l’opera di Richard Strauss, basata sull’atto unico di Oscar Wilde non veniva messa in scena sul palco del festival austriaco. Termina la pièce, un’inquietante e iconica massa nera che drammaticamente inghiotte tutto, mentre l’Orchestra di Vienna esegue le ultime note.

Black Sphere: scenografia per la “Salomè” al Festival di Salisburgo

Progettata e realizzata dalla FLY IN di Bene Vagienna, l’oscuro elemento scenico finale (gonfiabile) porta in sé tecnologia e innovazione tutta “Made in Italy”.

Per essere fedeli al concept di Castellucci – racconta Mauro Oggero titolare dell’azienda – nel finale dell’Opera, la sfera nera (10 metri di altezza e 9 di diametro) doveva fluttuare sui personaggi gonfiandosi molto lentamente fino “divorare” palco e cast, cosa impossibile da fare usando ventole ed aria fredda normalmente impiegate per strutture gonfiabili. Abbiamo così realizzato un sistema d’iniezione ad aria calda (più leggera e rarefatta), preriscaldata da una serie di resistenze elettriche da 30 kw, per portarla ad una temperatura di 80 gradi con una portata di circa 4000 metri cubi all’ora.

Questo ha però portato gravi problemi di rumore di fondo. Cosa che non ci si può certo permettere nel bel mezzo di un’esecuzione sinfonica – lirica, e il conglomerato roccioso (in cui è scavato il teatro) ha reso l’insonorizzazione del meccanismo di gonfiaggio ancor più ardua.

Abbiamo così realizzato un tubo di tessuti e materiali fonoassorbenti lungo 20 metri. In parole povere, una specie di gigantesco phon silenzioso! La realizzazione è stata davvero molto complessa per via della logistica”.

L’Opera infatti era allestita nello spazio della Felsenreitschule, il nome del vecchio teatro della scuola di equitazione scavato nelle rocce del monte Mönchsberg. Questo ha comportato vere e proprie sfide tecniche nell’allestimento della scenografia Ne abbiamo parlato con Andreas Zechner, direttore tecnico del Festival di Salisburgo, responsabile degli allestimenti scenografici delle opere messe in scena.

Nella foto, Andreas Zechner, Direttore Tecnico del Festival di Salisburgo

Quali sono stati i principali problemi tecnici incontrati nella creazione della struttura e come sono stati risolti?

Le principali sfide affrontate sono state tre.
Prima, quella di allestire il gonfiabile nero nell’esatto punto ideato e voluto da Romeo Castellucci sulla scena, posizione dalla quale non era certo facile montare e gestire il gonfiaggio della sfera nera. Ma Mauro Oggero e la FLY IN ci sono riusciti.
Seconda. Il materiale del gonfiabile doveva essere concepito per essere resistente ad un certo numero di rappresentazioni durante il Festival ed essere ignifugo per l’uso all’interno della sala del teatro.
Terza. Anche la sua installazione doveva essere affidabile, funzionale e pratica per poterlo reinstallare facilmente per la replica successiva.

Superati i problemi logistici, quali sono stati i punti di forza dell'elemento gonfiabile scenico nella sua installazione e utilizzo?

Uno dei requisiti principali in Teatro e ancor più nell’ Opera è ridurre al minimo il rumore delle installazioni tecniche. Oggero è riuscito a risolvere il problema pensando di installare il sistema di ventilazione e riscaldamento lontano dal palco, al di fuori della sede prevista per l’oggetto scenico. Collegando poi il sistema di gonfiaggio e il generatore per il riscaldamento dell’aria attraverso un lungo tubo ha creato una sorta di silenziatore del sistema. Questo ha efficacemente ridotto il rumore di fondo.

I gonfiabili sono sempre più usati per costruire scenografie, si pensi all’attuale spettacolo del Cirque Du Soleil “Toruk”. Le è mai capitato di usare questo tipo di tecnologia prima d’ora o avrebbe mai pensato che potessero essere così funzionali in determinati tipi di problemi tecnici e logistici?

Per prima cosa è il designer del set che decide e propone quali materiali impiegare per gli elementi del set. Generalmente il modo migliore di lavorare è la collaborazione fra scenografi e i tecnici del nostro teatro. Prendiamo insieme le decisioni per raggiungere il risultato migliore La tecnologia “gonfiabile” offre il notevole vantaggio di un peso minimo per gli elementi del set, specialmente se grandi come la “sfera nera” appunto.

La sfera gonfiabile ha secondo lei soddisfatto il concept e le linee guida di Castellucci all’interno dell’economia dell’impianto scenografico dell’Opera?

Direi di si. Il pallone gonfiabile, era uno dei numerosi elementi neri dello spettacolo. Il colore nero simboleggia Johanaan. Un buco nero, una luna nera, un cavallo nero, un’ombra nera e una nuvola nera sferica, una sfera nera che cresce durante le ultime scene dell’opera, nel momento in cui Salomè ammira la testa di Johanaan e il suo corpo decapitato. L’ombra e la sfera nera crescono drammaticamente sopra Salomè. Alla fine dello spettacolo, quando suo padre, Re Erode, chiede di decapitare sua figlia, il pallone nero è stato scollegato dal tubo e dal sistema di alimentazione, cadendo così drammaticamente sul palcoscenico. Una scena di grande effetto scenografico. Un grande momento.

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