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Architettura gonfiabile e sperimentazione

Progetto “Air Fundamental”: una felice dimostrazione di come l’architettura gonfiabile sia in grado di rispondere a molteplici esigenze, dal design alla gestione delle emergenze.

Vincitore del Premio Architetto italiano 2015, bandito dal Consiglio Nazionale degli Architetti e di altri prestigiosi riconoscimenti come  la “Medaglia d’Oro all’Architettura Italiana 2012” della Triennale di Milano, Vincenzo Latina è stato insieme con Marco Navarra il responsabile del progetto “Air Fundamental” collision between inflatable and architecture, realizzato in collaborazione con FLY IN di Bene Vagienna. Una felice dimostrazione di come l’architettura gonfiabile sia in grado di rispondere a molteplici esigenze, dal design alla gestione delle emergenze.

Architetto Latina, buongiorno, ha qualche minuto per tornare alla Biennale di Architettura di Venezia del 2014 per parlare di Air Fundamental?
Air Fundamental trae spunto dalla Biennale curata da Rem Koolhaas che diede il tema “Fundamental” appunto. Noi abbiamo risposto con la Struttura Didattica Speciale di Architettura di Siracusa dell’Università degli Studi di Catania . L’idea fu quella di realizzare una struttura temporanea, attraverso l’utilizzo di un materiale di facile reperibilità, di facile processo e di immediatezza. In poche parole decidemmo di presentare delle strutture inflattabili, pneumatiche. Abbiamo quindi formulato varie proposte seguendo il concetto, ad esempio, della temporaneità, dei flussi dei migranti, di poter trovare delle soluzioni sperimentali, come ad esempio quelle dell’emergenza.

E sapevate come realizzarle?
A principio avevamo delle idee, erano poco definite. Noi siamo partiti dall’aria e ci siamo mossi per comprendere quali ditte ci fossero sul mercato dell’architettura gonfiabile. Abbiamo fatto vari sondaggi e FLY IN si è dimostrata disponibile ad una collaborazione.

Quindi non vi conoscevate ancora?
No, è stata quella l’occasione, ma questo fa capire che le relazioni nascono anche da situazioni di ricerca. Quindi siamo andati a vedere la sua azienda a Bene Vagienna e lì per lì, senza conoscerci, senza sapere quasi nulla gli uni degli altri sono nate delle piacevoli contaminazioni, soprattutto al principio, una certa confusione creativa. Noi eravamo più orientati verso idee un po’ diverse di costruzioni o installazioni con l’insufflaggio di aria dentro. Invece Oggero ci ha prospettato delle soluzioni diverse, a mio avviso più efficaci e che avevano il sapore irresistibile della sperimentazione.

La sperimentazione è un valore importante?
A mio avviso quello che FLY IN fa, quello che ha sperimentato e che sta portando avanti ha prodotto risultati straordinari come il Solar Impulse, un progetto che ci ha sorpresi e del quale abbiamo compreso la  portata e la complessità poco per volta. Oggero è profondamente un grande sperimentatore. Ha la volontà di voler apprendere… perché chi sperimenta vuole apprendere per  dare poi delle risposte attraverso la conoscenza. Chi sperimenta ha fame, fame di conoscenza. Viceversa, chi conosce già le cose, rischia di non sperimentare. È il limite di chi sa molto che a volte si siede sul sapere.

Come è andata la costruzione di Air Fundamental?
Nella realizzazione di questo modulo abitativo, chiamiamolo così, che è un grande cubo, cosa è successo?  in Architettura è necessario un apporto di molteplici conoscenze : a differenza dell’artista che  realizza l’opera, lo vediamo a contatto, a tu per tu con la materia, con l’oggetto, con il proprio peso, con la propria sensibilità, la propria cultura, col proprio mondo. Quando invece si entra nel mondo della costruzione e della realizzazione di dispositivi, ti devi necessariamente confrontare e devi cedere per avere. E viceversa. Si va verso una forma di equilibrio instabile. Mauro ci ha reso partecipi di come lui realizzava i suoi dispositivi, i suoi oggetti e attraverso ciò ha adattato il suo modo di immaginare all’aria.
Io non avevo mai lavorato con l’aria. Conoscevo la luce, ho lavorato con la luce e con la materia, ma mai con l’aria. L’aria è disponibile. Può essere inquinata o meno inquinata, umida o meno umida, ma l’aria c’è, e poi si può reimettere da capo in circolo dopo, non si consuma e non si perde. Una sperimentazione simile era molto lontana dalle mie passate sperimentazioni e ho imparato tantissime cose.

Sull’artigianalità?
C’è un’altra cosa che è molto bella: Oggero segue un procedimento sartoriale che si lega alla  capacità di quel territorio, caratterizzato dalla presenza di bravissime sarte e quindi mi è venuto spontaneo parlare di “abiti per edifici”. Quando ho visto il suo procedimento sartoriale con quei disegni che si fanno per gli abiti, mi ha fatto piacere, mi ha stupito. Noi abbiamo un po’ perso questa conoscenza perché tutto si compra già pronto, invece in passato c’erano questi modelli in carta per i vari abiti che davano la misura delle persone. Si costruiva sulle persone, un concetto che mi è sembrato bello, molto particolare, molto distante dalle cose che faccio, ma appunto perché distante soddisfa quella  fame di conoscenza e di comprensione delle cose.

E  parlando di tecnologia?
Chiaramente siamo in un campo altamente sperimentale. Questo progetto ha bisogno di  un’ulteriore sperimentazione per  l’approvvigionamento e l’autonomia della fornitura  di energia elettrica  che alimenta i propulsori d’aria. In un ambito di ulteriore sperimentazione, si possono immaginare dei componenti a cellule solari disposte sul tessuto, che siano in grado di rifornire di energia la pompa che immette l’aria: il ciclo così potrebbe essere autonomo. Secondo me non è così lontano. Occorrerebbe sperimentare delle risposte fotovoltaiche sui tessuti, per esempio.

Qual è lo stato dell’arte?
Air Fundamental ora è installata nella sala mostre della Facoltà di Architettura, è patrimonio dell’Università e si utilizza in occasione delle mostre più importanti. È un progetto, diciamo, in perenne sperimentazione. Con Mauro Oggero, invece, stiamo concordando una ulteriore  sperimentazione. Vorremmo far interagire la sua esperienza, le sue conoscenze a disposizione  dell’Università di Catania per il Master “Estemporanea Temporanea Contemporanea, l’aria come materiale da costruzione”. La sua esperienza, le sue conoscenze ne fanno un testimone eccezionale.  Un docente capace di  trasmettere ottima  conoscenza tecnica-pratica e sperimentale.

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