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L’ architettura gonfiabile sale sul podio dell’ Arena di Verona

L’architetto Vincenzo Latina, già vincitore del Premio Architetto italiano 2015, indetto dal Consiglio Nazionale degli Architetti, e destinatario di altri prestigiosi riconoscimenti come la “Medaglia d’Oro all’Architettura Italiana 2012” della Triennale di Milano è il professionista che ha collaborato con FLY IN al progetto che si è classificato secondo alla Gara di Idee per la copertura dell’Arena di Verona.

Copertura Arena di Verona

Buongiorno architetto Latina, ci può raccontare come è iniziato questo sogno? È lei che ha cercato FLY IN o viceversa?

È stata FLY IN a chiamare me. Mauro Oggero era appena tornato dal Brasile dove, se non sbaglio, aveva partecipato all’organizzazione della cerimonia di inaugurazione dei Giochi Olimpici e, parlandomi del concorso, mi ha detto di avere già un’ idea di come poteva essere questa copertura e mi ha spiegato a grandi linee quale fosse.

Pensi che era il 22 agosto e io mi trovavo già in vacanza. Quel giorno a tutto pensavo meno che a  imbarcarmi in una nuova impresa, ma Oggero mi ha convinto subito anche perché mi è sembrata la persona giusta per questo tipo di progetto. Gliela dico in breve: due o tre giorni dopo eravamo a Verona a vedere l’Arena e, già che c’eravamo, anche l’Aida.

L’idea di FLY IN consiste in una copertura gonfiabile?

Sì, FLY IN è specializzata in progetti e strutture speciali, coperture e gonfiabili e il più delle volte in Fly in riescono a mettere insieme in un solo progetto tutte le loro competenze. In questo caso l’idea dei segmenti gonfiabili si è rivelata vincente. FLY IN è stata fondamentale con il suo know how e la capacità di far lavorare insieme persone che non si conoscevano.

Copertura Arena di Verona

Poi, cosa è successo?

FLY IN ha dato impulso e organizzato il lavoro. In particolare Oggero ha creato il gruppo, coinvolgendo oltre a me anche i professionisti con i quali è solito operare: l’ingegner Saffirio e l’architetto Ruggeri. A quel punto ognuno ha fatto la sua parte. Non si trattava ovviamente di studiare soltanto una copertura removibile, ma di rendere armonico architettonicamente il tutto, in modo da integrare il nuovo manufatto con l’impianto storico culturale esistente.

Abbiamo compresso il lavoro in pochi giorni, anche perché la data di consegna degli elaborati era vicina. Io mi sono trovato bene con tutti. Il gruppo ha funzionato benissimo. Forse perché il tempo a disposizione era quello che era, forse perché Mauro è un ottimo aggregatore, ma è successo che ognuno trascinava gli altri e tutti insieme abbiamo sfiorato il successo, anzi, l’abbiamo ottenuto.

Infatti siete arrivati secondi, ma la sento di buon umore come se aveste vinto…

In un contesto di ingegneria, così internazionale, con questo Gruppo (i vincitori) che opera in tutto il mondo, continuamente, che devo dire? Sono stati bravissimi. Certo, nel corso di una vita professionale si partecipa a molti concorsi e nella metà di questi, alla fine, se non si vince, ci si sente defraudati. Ma in questo caso no. Questi che hanno vinto hanno tutti i numeri. Spiace perché anche noi siamo stati bravissimi, infatti nella graduatoria, dai primi ci divide un solo punto. Diciamo che il progetto che ha vinto è più un progetto di ingegneria, il nostro è più un progetto di architettura e ingegneria e ha una valenza topologica e tipologica che rispetta la geometria di quella costruzione.

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